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SISPI - Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa
Orientamento teorico-scientifico e clinico
La SISPI eredita il modello psicodinamico del Rève-Eveillé di Robert Desoille (1890-1966), in un quadro di riferimento post-freudiano incentrato sull’uso dell’immaginario come “via regia” di accesso a vari livelli della coscienza e come processo terapeutico.
Il metodo, che sta per compiere 100 anni, dopo la morte del Fondatore, si è evoluto in vari Paesi del mondo attraverso i suoi allievi  che hanno costituito a Parigi nel 1968, il GIREP (Groupe International du Rêve-Eveillé en Psychanalyse).
La corrente italiana si è sviluppata nel GIREP, sistematizzando il modello, dapprima con la denominazione Procedura Immaginativa (Rocca, Stendoro 1993; Toller, Passerini 2007), e successivamente come Esperienza Immaginativa (Passerini 2009).  Quest’ultima è promossa dalla SISPI, in una originale ricerca con aperture sul mondo dell’Immaginale, chiave di lettura delle relazioni umane, della cultura, delle arti espressive, dell’estetica e del trascendente, grazie ad una interazione sinergica tra psicoanalisi, neuroscienze ed immaginario.
Il modello immaginativo di Robert Desoille accede ai vari strati della coscienza attraverso le catene archetipiche; si riconosce nella collocazione psicoanalitica, avvenuta grazie al GIREP, soprattutto nel pensiero di Nicole Fabre e degli allievi di prima generazione, là dove studia il movimento transferale e contro-transferale immaginativo con l’evoluzione della parafrasi di Lacan sull’analista che si suppone che sappia in un analista che si suppone che immagini.
La definizione di Procedura Immaginativa viene a sostituire quella di Rêve-Eveillé per sottolineare maggiormente la dinamicità della produzione immaginativa effettuata in seduta e nel contempo  approfondisce le regole del procedere del pensiero per immagini, in particolare di come si esternano i contenuti della psiche nella regressione immaginativa,  basandosi anche sul pensiero di studiosi del processo immaginativo-percettivo, come G.Bachelard, H.Rorschach, H.Holt, I.Hermann ed altri,  permettendo di riconoscere specifiche strutture immaginative corrispondenti alle principali strutture di base della personalità (Bergeret, 1932).
L’evoluzione teorico-metodologica degli ultimi trent’anni trova una concezione antropologica di riferimento nella filosofia di Husserl e nelle “filosofie del dialogo”, riferendosi ad autori come L.Binswanger, O.Frankl, M.Buber, P.Ricoeur, K.Jaspers e altri.  Si traduce nella Metapsicologia come linguaggio fatto dal “parlare insieme di qualcosa” (Callieri 1984) e in questo modo “rende possibile l’incontro”: reciprocità e intersoggettività racchiudono il senso dell’interlocutore ivi compreso il movimento transferale e contro-transferale della concezione psicoanalitica che, nel nostro caso, viene evidenziato e trattato nell’Esperienza Immaginativa invece che nella relazione vis-à-vis.  Il rapporto analista-paziente, in questa concezione metapsicologica, vede evolvere l’uomo pulsionale della teoria psicanalitica in un uomo relazionale là dove entrano in gioco la totalità del Sé (Kohut 1986) del terapeuta e del paziente e vengono utilizzate le qualità dell’Io rimaste al di fuori del conflitto, per risolvere la patologia (Hartmann 1976).  Le entità cosciente ed inconscia di entrambe gli attori interagiscono in modo circolare nella sincronicità e nella diacronicità della cura secondo un determinismo pro-attivo nel quale, oltre al comportamento causato dal passato e dall’inconscio, vi è la soggettività capace di autodeterminarsi nel qui ed ora, liberandoci dal “riduzionismo psicoanalitico” per approdare al “contestualismo evolutivo”. 
In questa circolarità affettiva si realizza lo spazio immaginativo: spazio condiviso con il paziente, setting in cui l’inconscio si fa coscienza e dove avvengono le trasformazioni dello psichismo.  Analista e paziente sono entrambi protagonisti e alleati in un comune progetto esistenziale.  Condivisione necessaria che fa evolvere ed alimenta la capacità autopoietica di un soggetto che partecipa attivamente.  Parimenti, la concezione metapsicologica dell’Immaginario, fondandosi sull’isomorfismo tra linguaggio e significato (Ales Bello 2012), ha studiato la comunicazione verbale, infra-verbale e non-verbale dove anche il comportamento è codificato come un linguaggio e la capacità di comprensione dell’analista dipende dalla competenza linguistica e semiologica interiorizzata: ogni elemento percepito concorre allo “scambio semiotico”.
L’analista può così incidere sulla struttura cognitiva, profonda e simbolica del paziente (Rocca, Stendoro 1993).  Tutto ciò ha portato anche a studiare la strutturazione cognitiva linguistica stratificata nella storia biografica del soggetto, che esiste parallelamente ad una struttura pre-cognitiva basata su bisogni relazionali fondanti dell’Essere: il bisogno di amare, essere amato ed essere riconosciuto (Binswanger 1970).
L’Esperienza Immaginativa, grazie ad un setting psicodinamico specificamente strutturato (1), sfrutta l’equivalenza simbolica tra spazio e tempo per generare un movimento con effetto trasformativo, sullo psichismo e psicagogico (sviluppo dell’arte di vivere).  L’energia comunicativa del linguaggio per immagini è una via dell’affettività inconscia e all’interno dello scambio semiotico, l’educazione della funzione immaginativa è un’organizzatore della regolazione dei sentimenti (Desoille 2010).
Attivando l’Immaginario, funzione psichica  “superiore”, si può attivare un processo creativo, che, attraverso la pulsione estetica, favorisce la penetrazione dell’intelligenza inconscia nella coscienza e viceversa, della razionalità nell’inconscio (Toller, Passerini 2007).
Il trattamento con le produzioni immaginative (Desoille 2010; Fabre 2002; Toller, Passerini 2007; Passerini 2009; Passerini, De Palma 2016) prevede, tra i suoi Processi, una circolarità tra: Esperienza Immaginativa, decodificazione Semantica (ciò che dice il paziente), Proposizionale (ciò che dice l’analista) e Analisi delle situazioni Realistiche.  Questa successione si basa sulla Teoria della Deduzione Analogica (Kornfeld, Reik) e si ispira ai Semanticisti (Ellis, Trevi, Quintavalle, ecc,) (Toller, Passerini 2007).  Essa preserva dal ricorrere ad interpretazioni e ha lo scopo di aumentare la conoscenza del proprio mondo interiore al fine di ottenere il mutamento del comportamento e di giungere ad una Comprensione Integrativa e Trasformativa (Toller, Passerini 2007).  In questo modo la produzione immaginativa viene co-gestita tra soggetto e terapeuta. 
La ricerca nell’ambito delle neuroscienze, ha apportato nuovi contributi al modello; in particolare le acquisizioni su immaginazione e percezione, hanno arricchito il tradizionale modello metapsicologico di derivazione filosofico-umanistica introducendo un’evoluzione dell’operatività nella via di accesso all’inconscio (Passerini 2009).  E ancora, l’accostamento alla Neuroestetica, in questi ultimi anni, ha permesso al modello dell’immaginario di evolversi sperimentando la stimolazione della sensorialità visiva (Immagine di partenza dell’Esperienza Immaginativa) attraverso l’uso di immagini tratte da dipinti. In questo modo, si mobilizza la matrice inconscia contattando unità psichiche isomorfiche ed evocando un processo che va dalla creatività all’estasi (Passerini A., De Palma M. 2016).  La sistematizzazione, grazie all’isomorfismo tra opera pittorica e psiche, ha permesso di codificare alcune correlazioni tra specifiche Opere e le aree psichiche che ci si prefigge di indagare. 
La ricerca degli ultimi anni, infine, ha sviluppato applicazioni al di fuori dello spazio tradizionale dello studio dell’analista come per esempio: in àmbito sanitario (Oncologia, preparazione ad inerventi chirurgici, allergie), educativo (orientamento scolastico, reinserimento dopo studi all’estero), migranti (Disturbo di Adattamento, nel contesto europeo), mondo del lavoro (Mobbing, Tecno-Stress, Digital Burn Out).
OrientamentoPsicodinamico incentrato sull’Immaginario
DirettorePresidente e Fondatore: Alberto Passerini - Direttore scientifico: Nicole Fabre
Anno di riconoscimento MIUR2008
Affiliazione a Società ScientificheGroupe International du Rêve-Eveillé en Psychanalyse GIREP di Parigi
IndirizzoVia Lanzone, 31 - 20123 Milano
Sito webwww.sispi.eu
E-mailinfo@sispi.eu; segreteria@sispi.eu
Telefono02.76390359 - 340.9663432
Fax