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22/02/2018
Webinar di presentazione della Scuola di Formazione di Psicoterapia Gruppo Analitica SGAI
Relatori: Dott.ssa Tiziana Schiavi, Responsabile dell’Istituto di Milano; Dott. Sergio Perri, Docente

La Scuola Gruppoanalitica Italiana è uno degli istituti di formazione alla Psicoterapia psico e gruppoanalitica più prestigiosi, la cui attività didattica è articolata nelle sue 3 sedi – regolarmente riconosciute dal MIUR – di Milano, Torino e Roma. L’Istituto di Milano in particolare ha avuto al suo interno sino al 2013, anno della sua scomparsa, la voce viva di Diego Napolitani, figura storica della psicoanalisi e della psichiatria fenomenologica italiana, fondatore di diverse comunità terapeutiche negli anni Settanta la cui esperienza è stata poi spunto per le sue successive elaborazioni di teoria e tecnica della relazione psicoterapeutica, in setting individuale e di gruppo. L’istituto milanese della SGAI porta avanti questa eredità, coniugando il pensiero di Diego Napolitani con i presupposti storici della psico e della gruppoanalisi relazionale (Freud, Winnicott, Foulkes, Bion,. Fairbairn,  Bolwby,. Stern), e quelli più in divenire, come i più recenti incontri del suo pensiero con le neuroscienze e l’antropoanalisi (Binswanger,  Jaspers, Minkowski). L’identità individuale, nella prospezione della SGAI, è un elaborato psichico di grande complessità, costituito da un fondamento storico-gruppale che il paziente porta in seduta nell’incontro con l’analista che, in una riformulazione della cosiddetta neutralità – offre e mette in gioco la propria presenza sul doppio versante della osservazione e della partecipazione: la relazione analitica e il processo terapeutico vengono quindi co-creati da analista e paziente in un percorso di progressivo disvelamento reciproco, funzionale al recupero dei presupposti più autentici della personalità.

L’istituto milanese della SGAI propone dunque un percorso di formazione dove la psicoterapia viene intesa e continuamente attraversata come una realtà esperienziale ad alto valore conoscitivo e curativo, intendendo la ‘cura’ non certamente nella accezione medicalista, ma come una domanda indefinitamente aperta su di sé nella relazione con l’altro e sulla produzione di senso che ne scaturisce.
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