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19/10/2018
Perché il counseling sia dello psicologo, sostieni la posizione dell'OPL
immagine articolo Perché il counseling sia dello psicologo, sostieni la posizione dell'OPL Il tema del counseling è da sempre oggetto di profonda attenzione e vigilanza da parte dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, al fine di tutelare competenze, tecniche e strumenti propri dello psicologo e soprattutto l’utente finale.

L’OPL ha sempre sostenuto le azioni del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (CNOP) che hanno portato a due importanti successi: la storica sentenza del TAR e la chiusura in UNI del tavolo per il riconoscimento del "Counselor relazionale".

È di questi giorni però una nuova sfida: l'apertura di un tavolo per il riconoscimento del "Counselor" generico.

La posizione dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia è chiara: il counseling è uno degli strumenti a disposizione dello psicologo nell’esercizio delle sue mansioni, nella relazione con il paziente, sia essa terapeutica, di consulenza o di empowerment. Non può e non deve essere identificata con un professionista a sé. Non può e non deve essere riconosciuta come una professione, che prescinda dalla figura dello psicologo.

A questo tema è dedicata l’ultima comunicazione che ciascun iscritto ha ricevuto dal CNOP e di cui si riporta uno stralcio:

“L'UNI è l'ente che gestisce la normazione per la definizione delle nuove professioni non regolamentate ai sensi della legge 4/2013. L'UNI punta a riconoscere una nuova professione chiamata "Counselor" utilizzando la metodologia prevista in questi casi, che prevede una "inchiesta pubblica" preliminare su questa intenzione, aperta a tutti i cittadini, dove ogni partecipante vale un voto. La domanda che viene posta è "ritieni che il progetto rispecchi i bisogni del mercato di riferimento?".  

Il progetto ovviamente è quello di creare una nuova professione. La posizione dell'Ordine è chiara: questa nuova professione non serve perché il "counseling" (ovvero l’attività consulenziale) è una competenza e non una professione. Ogni professione fa consulenza nel suo campo, dagli avvocati ai medici, agli infermieri, ai promotori finanziari: non si comprende su cosa dovrebbe fare consulenza questo nuovo professionista. Peraltro nel campo delle tematiche psicologiche (di tutti gli aspetti della soggettività e delle relazioni) il consulente già esiste ed è lo Psicologo, professione già regolamentata dal 1989 e quale professione sanitaria ex legge 3/2018, con ampie garanzie per l'utenza, con un percorso formativo certo, documentabile, verificabile. Questa normazione è destinata non a chiarire ma a creare confusione e sovrapposizioni con professioni già normate (non solo la nostra). Siamo in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, che potrebbe chiudere definitivamente tutta la vicenda, confermando la sentenza del TAR.

Si tratta di una battaglia che riteniamo assolutamente non corporativa ma a tutela del diritto alla salute dei cittadini, attraverso garanzie, riferimenti e professionisti già riconosciuti.
Tutti i colleghi sono invitati a partecipare all'Inchiesta Pubblica Preliminare (IPP) del progetto di norma sulla figura del "Counselor".
Per farlo occorre aprire il seguente link: CLICCA QUI

esprimendo nelle forme più chiare e corrette una posizione sull’attività oggetto di inchiesta.

Occorre dunque votare "NO" riportando la seguente motivazione:

il counseling, inteso come attività del counselor, è atto tipico della professione di psicologo, professione sanitaria ex art.24-sexies D.L. n.248/2007 e pertanto soggetto alle restrizioni di cui al co.2 art.1 L. n.4/2003

C'è tempo sino al 25 ottobre 2018.
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