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17/11/2017
Videogiochi in Realtà Virtuale: l'esperienza del giocatore e le innovazioni per il benessere - Milan Games Week 2017
immagine articolo Videogiochi in Realtà Virtuale: l'esperienza del giocatore e le innovazioni per il benessere - Milan Games Week 2017 Un videogioco in realtà virtuale lanciato come parte del programma mondiale di ricerca sulla demenza”. E’ così che meno di due mesi fa titolava in homepage la famosa testata inglese Independent, spiegando come i videogiochi combinati a tecnologie avanzate - incluse realtà virtuale, big data e affective computing - possono considerarsi fra gli strumenti più innovativi per migliorare il benessere psicologico (cognitivo ed emotivo) delle persone. Un articolo segno del cambiamento dei tempi e della – netta - modifica di posizione nei confronti dei videogiochi e delle nuove tecnologie in generale, sia fra i media, che all’interno della comunità scientifica.

Un tema che è stato discusso all’interno di uno dei più grandi eventi italiani dedicati ai videogiochi - la Milan Games Week 2017 - grazie alla collaborazione con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, che quest’anno ha organizzato una serie di interventi dedicati ai videogiochi e a come questi possano aiutare le persone a vivere meglio.

"Videogiochi in Realtà Virtuale: l'esperienza del giocatore e le innovazioni per il benessere" – intervento presentato nel corso di uno di questi seminari – rappresenta il primo punto di arrivo di un progetto ideato presso l’Università di Milano-Bicocca per comprendere come utilizzare questo nuovo tipo di videogiochi per il potenziamento e la cura di diverse capacità cognitive ed emotive.

Grazie a elementi unici legati a immersività, interattività e alla possibilità di simulazione di diverse esperienze in un contesto protetto (simulato), i videogiochi in realtà virtuale rappresentano infatti un ambito di opportunità e sviluppo che va ben oltre il solo mondo del gaming e dell’entertainment.

Argomento accolto dal pubblico della Milan Games Week 2017 con interesse e curiosità, sia da parte dei gamers - tanti dei quali sono rimasti sorpresi di sentire parlare di videogiochi anche in questo senso scientifico/riabilitativo – che dagli addetti ai lavori, con proposte concrete di collaborazioni e di aiuto per portare avanti l’idea.

Sembrano lontani i tempi in cui le ricerche si concentravano quasi esclusivamente sugli effetti negativi dei videogiochi sul benessere mentale. Nel prossimo (e vicino) futuro, l’utilizzo “scientifico” dei videogiochi in realtà virtuale così come degli altri per il potenziamento o la cura di disturbi cognitivi ed emotivi potrebbe da una parte aumentare l’aderenza al trattamento, mantenendo la persona motivata e coinvolta grazie all’utilizzo di strumenti interattivi. D'altra parte, utilizzare videogiochi nella prevenzione e nella cura psicologica, potrebbe rappresentare un valido strumento “non farmacologico e democratico” - a basso costo e alla portata di tutti - per il trattamento di importanti condizioni mentali, incluse patologie a danno del funzionamento cognitivo o condizioni psichiatriche molto diffuse fra la popolazione, inclusi deficit cognitivi in seguito a ictus, disturbi d’ansia e disturbi alimentari.
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