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Parte processuale con patrocinio a spese dello Stato e pagamento del CTU
Nel caso in cui una delle due parti del processo sia stata ammessa al gratuito patrocinio, la legge stabiliva un tempo che gli onorari dovuti al consulente tecnico d’ufficio fossero “prenotati a debito” (ossia venissero pagati dallo Stato previa richiesta del perito) anche in caso di transazione (ossia un accordo bonario).

Sopravviene ora una sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che gli onorari e le indennità a consulenti, notai e custodi, in caso di ammissione al patrocinio a spese dello Stato di una delle parti devono essere direttamente anticipati dall’Erario.

La novità della pronuncia sta nella dichiarazione di incostituzionalità dell’applicazione dell’istituto della «prenotazione a debito», che secondo il precedente indirizzo doveva considerarsi idoneo a soddisfare consulenti, notai e custodi. La precedente norma, in luogo dell’anticipazione da parte dell’erario, prevedeva, a carico dei soggetti che hanno prestato l’attività di assistenza, l’onere della previa intimazione di pagamento e l’eventuale successiva prenotazione a debito del relativo importo («se non è possibile la ripetizione»)». Pertanto, il CTU avrebbe dovuto prima tentare di recuperare il credito dalla parte direttamente, con un procedimento giudiziale di riscossione lungo e elaborato e solo dopo aver dimostrato che la parte era – irreperibile;- non solvente;- incapiente, avrebbe potuto rivolgersi allo Stato per avere riconosciuta la propria parcella.

Sentenza della Corte Costituzionale 1/10/2019 n. 217