Il dibattito sulla sentenza 10289/11 è acceso e molti sono i colleghi che hanno commentato le notizie relative ad essa ed alle sue conseguenze, così come numerosi sono stati quelli che hanno partecipato al nostro sondaggio: OPL sta contribuendo alla tutela della professione?
Pur a fronte di una maggioranza che si è detta concorde con l’operato dell’Ordine in difesa della Psicologia, sono emersi molti commenti che vi invitiamo a leggere e dei quali ne riportiamo un paio che ci sembrano esprimere le due posizioni contrapposte:
7 - Lo ritengo dannoso, perché... - [21-09-2011]
Perchè è espressione di una posizione corporativista, che difende gli interessi della professione e la qualità della formazione attraverso la logica del divieto e non attraverso la promozione di una garanzia di etica nella formazione. Le tecniche non sono di per se un elemento caratterizzante la professionalità dello psicologo. La sentenza invece rafforza questa visione svilendo il senso complessivo della professionalità.
20 - Sono molto soddisfatto, perché... - [16-09-2011]
così dev'essere!!.... sono un collega medico.... e solo l'idea che la medicina e la chirurgia possano essere "legalmente" consegnate nelle mani di persone che medici non sono mi terrorizza e mi indigna. Quella dello psicologo è una professione sanitaria al pari del medico e come tale di esclusiva competenza dell'abilitato dallo Stato.... mi sconcerta che qualche psicologo non lo capisca.. TUTELATE LA VOSTRA PROFESSIONE E LA SAUTE DEI CITTADINI ... un saluto
Chissà se partirà una nuova colletta contro la stessa sentenza 10098/11, e quanti saranno questa volta. Una simile sentenza avrebbe potuto invece stimolare una riflessione sull’eticità di insegnare tecniche psicologiche a soggetti che, non abilitati ad esercitare alcunché, potrebbero nuocere alla pubblica fede e, potenzialmente, alla loro salute.
In ogni caso, come OPL, non possiamo fare a meno di interrogarci: il diritto alla salute dei cittadini dove rischia di andare a finire?
Sembrerebbe che, nonostante la sentenza emessa, questi colleghi non si siano interrogati neppure un secondo sul loro operato. Né che abbiano smesso, e non accadrà fino a quando non ci sarà una segnalazione circostanziata di ciò che avviene nelle loro aule.
Ne basta una sola, di un collega che senta la responsabilità civile verso i propri colleghi e la propria categoria.
Loro, intanto, invece di dedicare un tempo alla riflessione, sembra che abbiano scelto di chiamare i loro avvocati per cercare, ancora, l’ennesimo cavillo per continuare a fare ciò che hanno sempre fatto.
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